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Progetto Nyakipambo

Questa missione, trascurata dalla Diocesi di Iringa per diversi anni, è bisognosa di tutto.
La zona è agricola e vi si coltivano principalmente il mais e i fagioli e diversi allevano mucche.
La parrocchia copre un territorio molto vasto, con 12 villaggi, ma quello che più ha bisogno di aiuto è proprio quello dove è situata la missione.
Non c’è acqua se non un rivoletto minimo, come un rubinetto appena aperto, che viene utilizzato per bere (dopo aver bollito l’acqua) e per lavarsi, dopo aver riempito un secchio. C’è un tubo d’acqua ma è buona solo per una limitata irrigazione (non è molta) perché è marrone, cioè piena di fanghiglia sciolta. Neanche per le bestie.
Circa 300 metri in basso c’è un corso d’acqua che gli abitanti del villaggio utilizzano per gli usi alimentari, per lavare gli indumenti e per abbeverare gli animali. Durante la stagione secca (da novembre a gennaio) la utilizza anche la missione perché il rivoletto detto prima si secca.
Altro problema è il dispensario.
La struttura è solida, ben costruita ma bisognosa di una buona ristrutturazione, soprattutto la parte della sala medica, sala parto e sala del dottore (o meglio, infermiere), mentre il resto necessita di una buona igienizzazione (un paio di mani di pittura) e di un paio di buoni servizi igienici.
Poi c’è il problema dei bambini in età prescolare, quelli dell’asilo. In quella zona non esiste e i bimbi sono spessissimo utilizzati per fare i mandriani vestiti di stracci, vivendo a contatto col terreno contraendo spesso malattie da infezioni, da scabbia, da punture di insetti e in genere da sporcizia. Ma P. Liberatus sostiene che c’è oltre a questi anche un altro motivo per fare un asilo per questi bimbi e cioè che il mandarli alla scuola materna prepara la loro mente allo studio successivo della scuola che poi faranno, permettendo loro un migliore profitto scolastico e aiutandoli nella loro emancipazione.
Dopo la scuola dell’obbligo (sono 7 anni) alcuni tornano a fare i contadini coi loro genitori, altri si ingegnano a fare lavori di altro genere e altri emigrano per cercare fortuna nelle grandi città dove spesso finiscono preda della delinquenza, della prostituzione femminile e maschile contraendo poi l’AIDS e tornando al paese in una bara.
Per cercare di arginare questo, P. Liberatus sta costruendo due scuole professionali di sartoria e falegnameria con dormitorio, maschile e femminile, dove i giovani possono imparare un mestiere.